09/05/2012
ABRIELE CERVI THE DENIED FAMILY A SOCIAL CRIME DOSSIER and LETTERS TO A BARBARIC STATE (1995-2002)



GABRIELE CERVI THE DENIED FAMILY A SOCIAL CRIME DOSSIER and LETTERS TO A BARBARIC STATE (1995-2002)

25/01/2011 | ORFANI.. STORIE DI ANGELI SENZA PARI OPPORTUNITA' DAL MIO DIARIO DA ME RILEGATO A MANO CHE E' SERVITO PER FAR CHIUDERE GLI ORFANATROFI ITALIANI

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QUESTO BLOG NON HA SCOPO DI LUCRO E' DI UTILITA' SOCIALE E FA PARTE DEL LABIRINTO ONLINE CREATO DA GABRIELE PER DIVULGARE IL BENE COMUNE E LE PARI OPPORTUNITA'.
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GABRIELE CERVI
LA FAMIGLIA NEGATA
NOTIZIE DI UN CRIMINE SOCIALE
e
LETTERE A UN PARLAMENTO INCIVILE
(1995 – 2003 )
TESTO AUTOFINANZIATO
CONTRORAPPORTO INVIATO ALL’ONU IL 21 DICEMBRE 2002 SULLA CONDIZIONE
DEI MINORI ITALIANI E NON ABBANDONATI E ISTITUZIONALIZZATI

ADOZIONI AI SINGLE.. PARLIAMONE....
04/03/2011 | 1995 RACCOLTA FIRME UNIVERSITA' STATALE DI MILANO 1995 PER FAR CHIUDERE GLI ORFANATROFI IN ITALIA . ALLA FINE HO RACCOLTO 1000 FIRME.
21:23
Scritto da: mobbing21
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29/04/2012
Filippo chiede amore Filippo ha 10 anni e frequenta la quinta elementare. I genitori sono separati: la madre ha un grave problema di tossicodipendenza e ha esposto il figlio a situazioni di pericolo e instabilità.
Filippo chiede amore
Filippo ha 10 anni e frequenta la quinta elementare. I genitori sono separati: la madre ha un grave problema di tossicodipendenza e ha esposto il figlio a situazioni di pericolo e instabilità. Il padre ha una personalità fragile e pur amandolo molto, non riesce a gestirlo. Il bambino, prima di essere allontanato da casa, sembrava molto più piccolo della sua età, sofferente, incapace di tollerare le frustrazioni, forse perché si sentiva vittima di un clima familiare doloroso. Filippo è un bambino estremamente affettuoso, cerca costantemente le attenzioni di chi gli sta accanto. A scuola ha un insegnante di sostegno ma le sue difficoltà cognitive sono frutto dei ripetuti abbandoni. Ha una stima molto bassa di sé, si sente spesso inadeguato, quindi i rapporti con gli altri bambini non sono sempre facili. Filippo ha bisogno di essere seguito nei compiti, anche se si impegna. Per lui si cerca una famiglia amorevole e forte, con due genitori in grado di dedicargli tutte le attenzioni e il tempo che gli sono mancati, residente in Lombardia.
Info: L'Albero della vita, tel.: 0382.933447; 331.3316525; email: affidofamiliare.fondazione@alberodellavita.org
Info: L'Albero della vita, tel.: 0382.933447; 331.3316525; email: affidofamiliare.fondazione@alberodellavita.org
28/04/2012
LA CROCE MIO ULTIMO ELABORATO FATTO A MANO CHE DEDICO A TUTTE QUELLE PERSONE CHE SOFFRONO PERCHE' RITENGONO CHE L'ONESTA' SIA UN DONO DI DIO E PER QUESTO DANDO QUOTIDIANAMENTE BUON ESEMPIO SONO OSTEGGIATE DALLO STATUS QUO IPOCRITA
La mia passione (Fino alla fine del mondo)


14:20
Scritto da: mobbing21
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18/03/2012
PASSA PAROLA: Jasmine è nata in Marocco. Ha 11 anni ma non ha avuto un'infanzia felice, segnata com'è dai maltrattamenti subiti in famiglia. I genitori, violenti e incapaci di darle affetto, l'hanno costretta a vivere ora in comunità ora a casa.


PASSA PAROLA
Jasmine è nata in Marocco. Ha 11 anni ma non ha avuto un'infanzia felice, segnata com'è dai maltrattamenti subiti in famiglia. I genitori, violenti e incapaci di darle affetto, l'hanno costretta a vivere ora in comunità ora a casa. Oggi Jasmine è in una comunità ma ha bisogno di una vita normale tra persone che le vogliano bene e si prendano cura di lei. È quanto lei stessa chiede insistentemente. Jasmine è una ragazzina molto carina e sensibile, ma le passate esperienze l'hanno resa chiusa e diffidente. Il Cam cerca per lei una famiglia con o senza figli, residente a Milano o hinterland, disposta ad accoglierla e ridarle fiducia.
Info: Cam, Ufficio affidi (chiedere di Franca Assente), tel.: 02 48513608, dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 12.30; email: affidi@cam-minori.org
Kimberly, 6 anni, già al lavoro
Kimberly è una bambina di 6 anni, vive in un quartiere poverissimo di Lima dove si divide tra la casa dei nonni e quella della madre. Non ha mai conosciuto il padre e ha quattro fratelli, tutti trascurati come lei. La mamma, infatti, non ha soldi né tempo per seguirli e garantire loro il minimo indispensabile per una vita dignitosa. Kimberly soffre di diversi disturbi dovuti soprattutto alla malnutrizione e alle scarse condizioni igieniche. La mamma lavora ogni due giorni al mercato, dalle 14 alle 6 del mattino successivo. Kimberly e il fratello Angelo di 9 anni, la seguono e stanno con lei fino alla sera per sostituirla se si assenta. I fratellini sono esposti ai rischi di una zona mal frequentata e poco sicura. Finito il loro turno di lavoro, i due tornano nella loro stanza in affitto e passano la notte da soli. Come per lei anche per i fratelli Fabricio e Anthony (4 e 12 anni) cerchiamo un sostenitore a distanza (300 euro l'anno); Angelo e Deyby, invece, hanno già trovato aiuto.
Info: Coopi, tel.: 02.3085057 (Diana); email: sostegnoadistanza@coopi.org.
Daniela Pozzoli
Info: Cam, Ufficio affidi (chiedere di Franca Assente), tel.: 02 48513608, dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 12.30; email: affidi@cam-minori.org
Kimberly, 6 anni, già al lavoro
Kimberly è una bambina di 6 anni, vive in un quartiere poverissimo di Lima dove si divide tra la casa dei nonni e quella della madre. Non ha mai conosciuto il padre e ha quattro fratelli, tutti trascurati come lei. La mamma, infatti, non ha soldi né tempo per seguirli e garantire loro il minimo indispensabile per una vita dignitosa. Kimberly soffre di diversi disturbi dovuti soprattutto alla malnutrizione e alle scarse condizioni igieniche. La mamma lavora ogni due giorni al mercato, dalle 14 alle 6 del mattino successivo. Kimberly e il fratello Angelo di 9 anni, la seguono e stanno con lei fino alla sera per sostituirla se si assenta. I fratellini sono esposti ai rischi di una zona mal frequentata e poco sicura. Finito il loro turno di lavoro, i due tornano nella loro stanza in affitto e passano la notte da soli. Come per lei anche per i fratelli Fabricio e Anthony (4 e 12 anni) cerchiamo un sostenitore a distanza (300 euro l'anno); Angelo e Deyby, invece, hanno già trovato aiuto.
Info: Coopi, tel.: 02.3085057 (Diana); email: sostegnoadistanza@coopi.org.
Daniela Pozzoli
IV Domenica di Quaresima
Anno B
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio (...)».
In questo brano Giovanni ci consegna il nucleo incandescente del suo Vangelo: Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio. È il versetto centrale del quarto Vangelo, il versetto dello stupore che rinasce ogni volta, ad ogni ascolto. Il versetto dal quale scaturisce la storia di Dio con noi. Tra Dio e il mondo, due realtà che tutto dice lontanissime e divergenti, queste parole tracciano il punto di convergenza, il ponte su cui si incontrano e si abbracciano finito ed infinito: l'amore, divino nell'uomo, umano in Dio. Dio ha amato: un verbo al passato, per indicare un'azione che è da sempre, che continua nel presente, e il mondo ne è intriso: «immersi in un mare d'amore, non ce ne rendiamo conto» (G. Vannucci). Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama. Tanto da dare suo Figlio: Dio ha considerato ogni nostra persona, questo niente cui ha donato un cuore, più importante di se stesso. Ha amato me quanto ha amato Gesù. E questo sarà per sempre: io amato come Cristo. E non solo l'uomo, è il mondo intero che è amato, dice Gesù, la terra è amata, e gli animali e le piante e la creazione tutta. E se Egli ha amato il mondo, anch'io devo amare questa terra, i suoi spazi, i suoi figli, il suo verde, i suoi fiori, la sua bellezza. Terra amata.
Dio ha tanto amato, e noi come lui: «abbiamo bisogno di tanto amore per vivere bene» (J. Maritain). Quando amo in me si raddoppia la vita, aumenta la forza, sono felice. Ogni mio gesto di cura, di tenerezza, di amicizia porta in me la forza di Dio, spalanca una finestra sull'infinito. «È l'amore che fa esistere» (M. Blondel).
A queste parole la notte di Nicodemo si illumina. Lui, il fariseo pauroso, troverà il coraggio, prima impensabile, di reclamare da Pilato il corpo del crocifisso. Dio non ha mandato il Figlio per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato, perché chi crede abbia la vita. A Dio non interessa istruire processi contro di noi, neppure per assolverci nell'ultimo giorno. La vita degli amati non è a misura di tribunale, ma a misura di fioritura e di abbraccio. Cristo, venuto come intenzione di bene, sta dentro la vita come datore di vita e ci chiama ad escludere dall'immagine che abbiamo di Lui, a escludere per sempre, qualsiasi intenzione punitiva, qualsiasi paura. L'amore non fa mai paura, e non conosce altra punizione che punire se stesso.
Dio ha tanto amato, e noi come Lui: ci impegniamo non per salvare il mondo, l'ha già salvato Lui, ma per amarlo; ci impegniamo non per convertire le persone, ma per amarle. Se non per sempre, almeno per oggi; se non tanto, almeno un po' E fare così perché così fa Dio. (Letture: 2 Cronache 36, 14-16. 19-23; Salmo 136; Efesìni 2, 4-10; Giovanni 3, 14-21)
Anno B
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio (...)».
In questo brano Giovanni ci consegna il nucleo incandescente del suo Vangelo: Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio. È il versetto centrale del quarto Vangelo, il versetto dello stupore che rinasce ogni volta, ad ogni ascolto. Il versetto dal quale scaturisce la storia di Dio con noi. Tra Dio e il mondo, due realtà che tutto dice lontanissime e divergenti, queste parole tracciano il punto di convergenza, il ponte su cui si incontrano e si abbracciano finito ed infinito: l'amore, divino nell'uomo, umano in Dio. Dio ha amato: un verbo al passato, per indicare un'azione che è da sempre, che continua nel presente, e il mondo ne è intriso: «immersi in un mare d'amore, non ce ne rendiamo conto» (G. Vannucci). Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama. Tanto da dare suo Figlio: Dio ha considerato ogni nostra persona, questo niente cui ha donato un cuore, più importante di se stesso. Ha amato me quanto ha amato Gesù. E questo sarà per sempre: io amato come Cristo. E non solo l'uomo, è il mondo intero che è amato, dice Gesù, la terra è amata, e gli animali e le piante e la creazione tutta. E se Egli ha amato il mondo, anch'io devo amare questa terra, i suoi spazi, i suoi figli, il suo verde, i suoi fiori, la sua bellezza. Terra amata.
Dio ha tanto amato, e noi come lui: «abbiamo bisogno di tanto amore per vivere bene» (J. Maritain). Quando amo in me si raddoppia la vita, aumenta la forza, sono felice. Ogni mio gesto di cura, di tenerezza, di amicizia porta in me la forza di Dio, spalanca una finestra sull'infinito. «È l'amore che fa esistere» (M. Blondel).
A queste parole la notte di Nicodemo si illumina. Lui, il fariseo pauroso, troverà il coraggio, prima impensabile, di reclamare da Pilato il corpo del crocifisso. Dio non ha mandato il Figlio per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato, perché chi crede abbia la vita. A Dio non interessa istruire processi contro di noi, neppure per assolverci nell'ultimo giorno. La vita degli amati non è a misura di tribunale, ma a misura di fioritura e di abbraccio. Cristo, venuto come intenzione di bene, sta dentro la vita come datore di vita e ci chiama ad escludere dall'immagine che abbiamo di Lui, a escludere per sempre, qualsiasi intenzione punitiva, qualsiasi paura. L'amore non fa mai paura, e non conosce altra punizione che punire se stesso.
Dio ha tanto amato, e noi come Lui: ci impegniamo non per salvare il mondo, l'ha già salvato Lui, ma per amarlo; ci impegniamo non per convertire le persone, ma per amarle. Se non per sempre, almeno per oggi; se non tanto, almeno un po' E fare così perché così fa Dio. (Letture: 2 Cronache 36, 14-16. 19-23; Salmo 136; Efesìni 2, 4-10; Giovanni 3, 14-21)
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09:33
Scritto da: mobbing21
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